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a seguito dell'esperienza fatta al CEM 2010 - FE.BA.SI.
E’ proprio vero che le cose più belle più spontanee capitano per caso senza programmarle. Chiamai Salvo Tralongo un pomeriggio d’inverno per farmi prestare un “clarinettista” per il Flicorno d’Oro e mi ritrovai senza musicista ma con un invito a dirigere il C.E.M. organizzato dalla Fe.Ba.Si per il 2010. Con Salvo ci conosciamo dal 2003 e capimmo subito che sulle cose importanti la pensiamo allo stesso modo, lui un po’ più rispettoso io un po’ più avventuriero, lui riverente verso i compositori io arrogante. Ho sempre definito lui “troppo rispettoso” e lui ha sempre definito me “pazzo”. Ritrovati dopo 7 anni ci scopriamo io un po’ meno “pazzo” e lui “meno rispettoso” con la consapevolezza che la conoscenza reciproca abbia forse fatto del bene ad entrambi. Tramite Salvo ho conosciuto Alfio Zito, uno che sa di Bande, che sa di musica per banda, che sa come ci si comporta, in poche parole una persona seria, uno che ti mostra sempre la stessa faccia, dote molto rara nel nostro ambiente. Insieme, Salvo ed Alfio, sono una coppia perfetta, Alfio sempre ottimista e fiducioso Salvo sempre realista e con i piedi per terra. L’uno compensa l’altro. Hanno creato il CEM, una iniziativa uguale a tante altre nel nostro mondo, che magari per chi è superficiale non sarebbe meritevole di interesse solo perché si svolge in Sicilia. Non potrà mai essere ai livelli di quelli organizzati al Nord; quelli sono più organizzati, più belli, con direttori preparatissimi e con allievi che già sanno come ci si comporta, come si suona. Noi al Sud pensiamo ad altro. Purtroppo abbiamo sempre pensato ad altro. Non saremo mai a quei livelli! Per fortuna! Confesso che all’inizio, ad invito appena ricevuto, ero molto emozionato, sicuro che avrei fatto bene. Era il mio ambiente naturale. Con il passare del tempo ed avvicinandosi la data di inizio sono sorti i primi dubbi; sarò all’altezza della situazione ? Saprò trasmettere le cose giuste ? Saprò ripagare la fiducia che è stata riposta in me ? Con i ragazzi è sempre difficilissimo. Con un gruppo di professionisti sei un bravo direttore se li fai provare poco e li paghi tanto. Con i ragazzi non è così. Loro dei soldi non sanno nemmeno l’esistenza; loro ti fiutano come il cibo nel piatto e stabiliscono subito se sei buono o no. Sei tu che devi scendere al loro livello cercando di mantenere quella giusta distanza che definisca bene i ruoli senza farlo pesare. Del resto il rispetto o lo si ottiene o lo si pretende, ma per quelli che scelgono la seconda strada la storia ci insegna che non hanno vita lunga. Ti giochi tutto là, nei 15 secondi iniziali come dice Maazel. Se perdi lì non recuperi più. Puoi anche tornare a casa. Se però li conquisti potrai chiedergli qualsiasi cosa, loro saranno sempre con te. Il gruppo che è uscito fuori dalle iscrizioni, è variegato ed eterogeneo ma di un buon livello tecnico. Quasi tutti, ad eccezione dei ragazzi di Salvo e di Alfio, non sanno cosa sia un corale, non sanno cosa significhi fare riscaldamento, intonarsi, non hanno mai né suonato né sentito un brano di musica originale per banda ma con il passare dei minuti capiscono che tutte queste cose esistono e si incuriosiscono. Iniziano a suonare i grandi classici della musica per banda, e sentono che è musica buona, hanno la percezione di suonare qualcosa che è adatto a loro, che risponde alle loro esigenze, che esalta le loro qualità tecniche ed artistiche. Li convinco che hanno davanti musica vera. Finalmente hanno a che fare con un repertorio costruito su misura per loro e quell’abito che gli è stato cucito addosso gli piace. Forse per qualcuno è un pò largo e per qualcun altro è pò stretto ma gli piace lo stesso. I brani li avevano già iniziati a leggere con Salvo ed Alfio nei giorni precedenti. Io sono arrivato solo dopo e il lavoro sporco lo avevano già fatto. Si saranno dovuti sorbire Dio solo sa quante stonature e quante note sbagliate. Questa cosa mi fa sentire in imbarazzo. Nessuno mi aveva mai preparato la Banda prima d’ora. Mi hanno fatto sentire un divo come mai mi era capitato prima d’ora. Mi hanno fatto sentire davvero in imbarazzo. Mi hanno regalato l’illusione di essere un Direttore importante. A me la gloria a loro la fatica. Dovrò sdebitarmi prima o poi, speriamo prima che poi. Passiamo 4 giorni incredibili, le prove iniziano a dare i loro frutti, i ragazzi iniziano a respirare insieme, a suonare insieme, a gustare le frasi musicali ed a suggerirmi la loro interpretazione. All’ultima prova il corale di riscaldamento è quasi bello. Hanno capito tutto, soprattutto cosa possa essere veramente una banda e cosa dovrebbe uscire fuori. Sono stanchi, hanno le labbra violacee, spaccate, gonfie, ricorrono alle cartine sui denti (roba manco da Banda da Giro!) ma non si sentono stressati. Come dice Alfio molti di loro hanno suonato più in una settimana che in un anno intero! Sono insoddisfatti delle loro esecuzioni, hanno voglia di migliorare, sentono che devono recuperare terreno. E’ in quel momento che capisci che hai centrato il tuo obiettivo quando vedi che sono insoddisfatti ma che hanno voglia di migliorarsi. Il repertorio è difficile, impegnativo, variegato e li costringe ad ogni brano a resettare il cervello e ad impostarlo con parametri nuovi ma loro si adattano di volta in volta e riusciamo a fare quasi tutto. Il concerto sarebbe venuto benissimo, era l’unica cosa di cui non ho mai dubitato. E’ stato così! Abbiamo messo in pratica tutto, non abbiamo tralasciato nulla, solo l’emozione ha giocato qualche scherzo ma fa parte del gioco. Guai se non ci fosse l’emozione. Mi ha sempre divertito vedere quei musicisti che fanno gli spocchiosi durante le prove scomparire durante i concerti, nascondersi dietro il suono degli altri, implorando un tuo gesto per avere la conferma di un’entrata. Ne abbiamo anche noi qualcuno e i loro occhi supplichevoli di aiuto recitano la scusa per la loro spocchiosità perduta. Il concerto fila liscio, abbiamo sempre tutto sotto controllo, non siamo mai in sofferenza, chi esce subito rientra, persino Ciccio che è alla sua prima vera esperienza è sicuro come un veterano. I ragazzi hanno portato a termine il concerto con la consapevolezza di essere stati bravissimi, di aver suonato bene e al di sopra delle loro possibilità in quel momento, ma sicuri che possano fare meglio. Hanno sbagliato quelle cose che restano segrete, che il pubblico non saprà mai che abbiamo sbagliato. Alla fine vanno via con le lacrime, ti abbracciano con la speranza che le loro braccia si incollino a te e non si possano staccare più. Non hanno nessuna voglia di andare via. Con qualcuno i genitori sono costretti ad alzare la voce per farli salire in macchina, un ragazzo mi ha salutato 6 volte! Ma come è stato possibile tutto questo? Siamo stati ospitati in un posto alla buona senza nemmeno l’ombra di una stella, i ragazzi erano 6/8 per stanza, non c’era televisione, non c’era internet, il cibo era ottimo ed abbondante, avevamo solo 2 mazzi di carte, avevano davanti un direttore che non ha nemmeno Teoria e Solfeggio e soprattutto eravamo al Sud, profondo Sud! Non si possono descrivere l’alchimia che creatasi, la complicità tra tutti i presenti, la semplicità dei rapporti e la spensieratezza di quei giorni. Siamo stati chiusi lì per una settimana (io solo per 4 giorni e mezzo) tipo “grande fratello”, stile comunità di recupero che per me lo è stata davvero. Nessuna telefonata, niente portafogli, niente macchina, niente lavoro quotidiano. Solo musica e allegria. Mi sento rigenerato. I rapporti e le regole sono stati chiari da subito e Alfio e Salvo e sono bravissimi a spegnere sul nascere qualsiasi tentativo di uscire dai binari delle regole e del rispetto reciproco. Gestiscono il gruppo con consumata esperienza e riescono a prevenire eventuali problemi. Non alzano mai la voce, fanno tutto con un fischietto. Tutti recepiscono, qualcuno prova ad uscire da seminato ma ci rientra subito con un debito da recuperare, accettato senza fare discussioni. Le regole sono sempre state chiare da subito. Alfio e Salvo meriterebbero una medaglia per quello che riescono a creare, sono lontani da casa da tre settimane, le loro mogli per vederli sono state costrette a raggiungerli. Competenza, professionalità e semplicità li contraddistinguono nel rapporto con i ragazzi e con i loro genitori agli occhi dei quali hanno una grandissima credibilità. Gli hanno affidato i loro figli per una settimana, qualcuno ha provato anche a ritirarsi ma poi si è convinto che valesse la pena provare. Alfio e Salvo sono stati eccezionali, ci hanno regalato un sogno, mi hanno fatto il regalo di Natale più bello che abbia mai ricevuto. Sono tornato a casa più ricco di prima con una ricchezza che conserverò per tutta la vita, che non depaupererò mai. Solo una persona è stata più grande di tutti in assoluto e si chiama Fabio. Ma questa è un’altra storia! Grazie di cuore.
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